Il Decalogo

 

 

 

 

 

Dieci semplici accortezze per non cadere ! 


 

Le forniamo, al fine di garantirLe un soggiorno sicuro e confortevole, alcune indicazioni e consigli, utili a prevenire uno degli eventi indesiderati più frequenti in ambito “domestico”.

 

Statisticamente un terzo delle persone con più di 65 anni e la metà di quelle sopra gli 80 anni cade una volta all’anno.

 

I luoghi ove questo più accade sono in corridoio, in bagno e nella zona vicina al water.

 

I momenti in cui le cadute sono più frequenti sono quando la persona si alza o quando è vicino al letto.

 

Questa struttura ha messo in atto numerose misure preventive che il nostro personale sarà lieto di illustrarVi ma molto dipende dalla Vostra consapevolezza del rischio e dallo seguire queste 10 semplici accortezze.

 

UN DECALOGO PER NON CADERE

 

  1. Indossi capi di vestiario di giusta taglia evitando camicie da notte ( in modo particolare se molto lunghe), preferibilmente pigiami e tute da utilizzare anche per l’eventuale riabilitazione motoria.Utilizzi calzature chiuse, di misura adeguata, confortevoli, con allacciatura semplice e con suola antiscivolo.
  2. Porti da casa, se ne fa uso, l eventuale ausilio (bastone, deambulatore, tripode) che utilizza quotidianamente per camminare; dove disponibile le consigliamo di utilizzare il corrimano.Se ne fa uso, si ricordi anche di occhiali e/o protesi acustiche.
  3. Se non ha ricevuto informazioni precise in proposito chieda al Medico o all’Infermiere se vi sono per Lei controindicazioni ad alzarsi autonomamente dal letto e/o dalla sedia
  4. Se il Medico o l’Infermiere l’hanno sconsigliata di alzarsi autonomamente dal letto e/o dalla sedia o se non se la sente di farlo da solo/a (capogiri, sensazione di malessere…), chiami sempre il personale di assistenza utilizzando il campanello per la chiamata
  5. Prima di scendere dal letto, anche se ha avuto l’indicazione di alzarsi liberamente, si metta seduto/a ed attenda qualche minuto, evitando movimenti bruschi e repentini.Quando si china o si allunga, si tenga sempre ad un supporto ben saldo evitando di girare troppo velocemente.
  6. Se deve recarsi frequentemente al bagno mantenga la posizione abbassata del letto e la zona adiacente al letto ordinata
  7. Quando deve cambiare posizione nella doccia/bagnosi regga alle maniglie appositamente predisposte
  8. Eviti di camminare su superfici bagnate (attenzione quando sono in corso le pulizie!)
  9. Segnali tempestivamente alle assistenti i difetti di illuminazione delle stanze, i guasti ai dispositivi di chiamata o al comando di posizionamento del letto
  10. Mantenga l’ abitudine di fare brevi passeggiate più volte al giorno in modo da evitare atrofie muscolari: se necessita di ac compagnamento lo chieda al personale di assistenza

16 ottobre,2015

 

LE CADUTE NELL'ANZIANO: QUALCHE DATO 


Le cadute in età geriatrica rappresentano un rischio di aggravamento di disabilità motoria e cognitiva. 

Qualche dato italiano:     

  • il 30-35% di chi ha più di 75 anni e oltre il 40% di chi ha 85 anni e che vive a casa (non in case di riposo) cade almeno una volta all'anno;        
  • almeno il 40% di chi ha più di 75 anni e che accede al pronto soccorso dopo una caduta viene ricoverato in ospedale; 
  • circa la metà dei ricoverati con più di 85 anni muore entro un anno dal ricovero se il problema era correlato a una caduta (ad esempio un infarto miocardicoictus cerebrale o frattura del femore, che in oltre il 95% dei casi avviene in concomitanza di una caduta).

LE CAUSE DELLE CADUTE 

Il 30% delle cadute è dovuta all’inadeguatezza degli ambienti di vita, come la scarsa illuminazione, la presenza di ostacoli o calzature pericolose.    
Le cause fisiche correlate all'invecchiamento comprendono alterazioni della vista, dell’udito, dell’apparato muscolo-scheletrico e del sistema nervoso centrale e periferico (vedi tabella 1)   
Le cause  legate a problemi di salute sono moltissime, e nella gran parte dei casi sono sinergiche (vedi tabella 2).

CHE COSA PUÒ FARE IL GERIATRA?     

Il medico geriatra individua i fattori fisici e ambientali che influiscono sulle cadute, valuta le opzioni terapeutiche e fornisce consigli per migliorare la protezione in ambito domestico.   
Il geriatra imposta o revisiona il trattamento delle malattie che rendono il paziente a rischio di caduta, senza trascurare l’eventuale trattamento e prevenzione dell’osteoporosi; consiglia l’eliminazione di possibili fattori di rischio ambientali, considera la sospensione o la riduzione dei farmaci, può suggerire di fare esercizio fisico, stimolare quando possibile la correzione di deficit visivi e uditivi, favorire la prescrizione di eventuali ausili e l’educazione a un loro corretto utilizzo, l’uso di protettori d’anca, e infine concorrere all’educazione del personale di assistenza.  
La persona anziana, valutata dal geriatra per una storia di cadute, se necessario, può essere gestita in collaborazione con altri professionisti quali il fisiatra, cardiologo, neurologo, ortopedico, fisioterapista e l'osteopata.  

PERCHÉ INVECCHIANDO SI RISCHIA PIÙ SPESSO DI CADERE?

  • Per via delle fisiologiche alterzioni della vista come:
    - vista progressivamente più debole;
    - maggiore suscettibilità all'abbagliamento;
    - riduzione della visione periferica.
  • a causa di alterazioni dell'udito;
  • per alterazioni dell'apparato muscolo-scheletrico;
  • perché le articolazioni si irrigidiscono;
  • perché diminuisce la forza e il tono muscolare;
  • perché si altera il sistema nervoso centrale e periferico;
  • si riduce la sensibilità della pelle al tatto, al calore e al dolore;
  • si allungano i tempi di reazione;peggioramento i riflessi grazie ai quali, istintivamente, evitiamo di cadere. 

​QUALI MALATTIE METTONO L'ANZIANO A RISCHIO DI CADUTE?

  • le malattie del sistema cardiovascolare;
  • l'ipotensione ortostatica;
  • la cardiopatia ischemica;
  • lo scompenso cardiaco;
  • le aritmie;
  • la sincope;
  • malattie del sistema nervoso centrale e periferico;
  • la demenza e il delirio collegato;
  • la malattia di Parkinson;
  • vasculopatia cerebrale (TIA e ictus);
  • epilessia;
  • idrocefalo normoteso;
  • disturbi del metabolismo;
  • anemia;
  • disidratazione;
  • iposodiemia (poco sale nel sangue);
  • ipopotassiemia (poco potassio nel sangue);
  • Ipoglicemia (poco zucchero nel sangue);
  • Ipotiroidismo (la tiroide produce pochi ormoni);
  • osteoartrosi;
  • riduzione della forza nei muscoli delle gambe;
  • deformità della colonna vertebrale;
  • deformità del piede come l'alluce valgo;
  • malattie infettive;
  • infezioni urinarie;
  • BPCO;
  • polmonite;
  • sepsi di altra origine;
  • malattie psichiatriche;
  • la depressione;
  • ansia;
  • effetto avverso da farmaci diuretici, ipoglicemizzanti, neurolettici, antidepressivi e antiipertensivi;
  • abuso di alcol.

15 sett 2014

La residenza Carducci porta avanti il suo progetto per limitare il rischio cadute all' interno della struttura .

Nel corso dell’anno precedente abbiamo monitorato il numero di ricoveri ospedalieri effettuati nella nostra residenza  evidenziando quale sia stata l’incidenza delle cadute tra le cause di ricovero

Ben sapendo quali sono le possibili complicanze a cui vanno incontro i soggetti vittima di cadute, abbiamo dato vita ad un progetto mirante a ridurne drasticamente il numero e così è stato con nostra grande soddisfazione

Il gruppo di lavoro ha preso nota in maniera molto accurata di tempi, luoghi e individui interessati per un periodo di 10 mesi, si è riunito per valutare i dati e proporre soluzioni efficaci.

Queste sono le conclusioni a cui siamo giunti:

 Torpore mattutino o equilibrio precario associati a calzature inadatte possono essere causa di cadute accidentali, così come il passaggio di stato da seduto a eretto senza metterci la necessaria concentrazione

Molta parte dei predetti incidenti si verifica dopo il desinare allorquando gli ospiti si apprestano a lasciare il tavolo , interessano maggiormente individui con deficit cognitivo/ comportamentale di grado elevato , riguardano soggetti con deficit deambulatorio

La concomitanza di questi fattori significa …ELEVATO RISCHIO CADUTA

L’equipe multidisciplinare è giunta a mettere in atto un protocollo di assistenza specifica rivolta alle persone più a rischio , dedicandosi in prima battuta ad accompagnare questi soggetti e successivamente rivolgendo le proprie attenzioni verso gli ospiti con un maggior grado di autosufficienza

I dati Ci confortano siamo passati dal 28,5% al 6,25 %  di cause  caduta sul totale di soggetti ricoverati   

Non solo il nostro impegno è costantemente rivolto a mantenere le residue capacità di autonomia dell’ospite con interventi di fisioterapia oppure attraverso il gioco terapeutico che mira a potenziare attenzione e riflessi

Per tutti abbiamo studiato e messo a disposizione un Decalogo /promemoria dal titolo 10 semplici accortezze per non cadere che richiama l’attenzione su piccole misure precauzionali che tutti n oi dovremmo tenere presenti

20 settembre 2007

Prevenire le cadute accidentali degli anziani

Causa importante di mortalità e disabilità con alti costi sociali

 Ogni anno circa un terzo delle persone oltre i sessantacinque anni d'età sono vittime di cadute accidentali che nella metà dei casi sono ricorrenti e provocano una volta su dieci lesioni importanti, quali fratture dell'anca, altre fratture, ematomi cerebrali sottodurali e ferite dei tessuti molli o della testa (NEJM 2003, 348/1).

Indipendentemente dalle condizioni di salute generale, le cadute vengono associate sia ad una limitazione della mobilità individuale con riduzione delle abilità motorie quotidiane quali vestirsi, fare il bagno, la spesa o le faccende domestiche e sia all'aumento del rischio di ricovero definitivo in una casa di riposo per anziani.

Sebbene alcune cadute abbiano una causa singola, la maggioranza di esse è la conseguenza di più fattori di rischio ambientali e personali, cronici e acuti.

Ciascuno dei seguenti disturbi aumenta il rischio di cadere: artropatie, depressione, ipotensione ortostatica, deficit cognitivi, visivi, dell'equilibrio, della deambulazione e della forza muscolare.

Le cause di equilibrio instabile, come l'atassia, devono essere diagnosticate e trattate e così pure le cause di sincope (Lancet 2005, 366 , 9500 : 1885-93).

Esiste una chiara relazione tra le cadute e l'assunzione quotidiana di quattro o più farmaci, sebbene il rischio associato a classi individuali di farmaci sia variabile.

Il rischio di caduta appare più elevato negli anziani che assumono neurolettici, benzodiazepine, antidepressivi triciclici, inibitori della ricaptazione della serotonina, anticonvulsivanti e antiaritmici di classe IA.

Il rischio di caduta aumenta con l'aumento contemporaneo del numero di questi fattori di rischio.

In una coorte di persone anziane residenti in una comunità il rischio di cadute è passato dall'8% dei soggetti senza fattori di rischio fino al 78% dei soggetti con quattro o più fattori di rischio.

Non c'è un consenso generale riguardo l'età a cui iniziare il monitoraggio per la prevenzione delle cadute, ma va rilevato che il tasso di caduta e la prevalenza dei fattori di rischio per caduta aumentano notevolmente dopo i settanta anni d'età.

Strategie di intervento individuale efficaci negli anziani ritenuti a maggior rischio di caduta, per la presenza di fattori di rischio o per il riscontro anamnestico di pregresse cadute, includono esercizi fisici per migliorare l'equilibrio, la deambulazione e rafforzare la muscolatura supervisionati da professionisti, la sospensione graduale di psicofarmaci e le modifiche di fattori di rischio domestici dopo la dimissione ospedaliera (Cochrane Database Syst.Rev. 2005, 1, CD004441).

L'attività fisica regolare riduce il rischio di cadute traumatiche nell'anziano: bastano 30 minuti di esercizi tre volte alla settimana secondo uno studio controllato in 233 ultraottantenni seguite da fisioterapisti (BMJ 1997, 315: 1065-1069).

La deambulazione dei pazienti con equilibrio instabile deve essere assistita da care-givers o ausili (The Nursing Clinics of North America 2004, 39/3: 649-71).

La persona disabile ha diritto a ricevere gratuitamente le protesi e gli ausili tecnici di cui ha bisogno e poi l'informazione e l'assistenza necessaria al loro uso (artt. 7, 8 e 34 della legge 104\92 (www.superabile.it).

L'elenco degli ausili erogabili dal SSN è contenuto nel D.M. Sanità n. 332 del 27.8.1999, pubblicato in G.U. n. 277 del 27.9.1999. (http://www.ministerosalute.it/programmazione/normativa/sezNormativa.jsp?label=tar)

L'ASL ha l'obbligo di provvedere alla fornitura dei presidi sanitari e ai sensi dell'art. 8 della legge n. 104/1992, vengono garantiti gli interventi di cura e riabilitazione a domicilio o presso i centri socio-riabilitativi a carattere diurno o residenziale.

Per la prevenzione delle cadute va limitato e monitorato l'uso di farmaci sedativi, in particolare di benzodiazepine, antipsicotici e antistaminici (Am Fam Physician 2005, 72/1: 81-88).

La diminuzione graduale e la sospensione di psicofarmaci, inclusi benzodiazepine, ipnotici, neurolettici e antidepressivi, è stata associata ad una riduzione del 39% nel tasso di cadute in un periodo di quattordici settimane.

La valutazione dei rischi domestici da parte di un operatore di ergoterapia, insieme a specifiche raccomandazioni dopo la dimissione dall'ospedale, è stata associata ad una riduzione del 20% del rischio di cadute (NEJM 2003, 348: 2269). 
Le modifiche più spesso raccomandate sono state la rimozione dei tappetini, un cambio di calzature più comode, l'uso di tappetini da bagno antiscivolo, l'uso di illuminazione notturna e l'aggiunta di elevatori meccanici.

La prevenzione dei fattori di rischio ambientale per cadute e fratture negli anziani include la dotazione di corrimano e maniglie anticaduta, bagni assistiti per disabili, l'eliminazione di barriere architettoniche e di pavimentazioni scivolose o tappeti non fissati, un'adeguata illuminazione e segnaletica, l'applicazione nelle residenze protette per anziani di un mezzo di contenzione ambientale anti-infortunistica quale è la barra a U rovesciata rimovibile, posta a limitare l'accesso alle scale per evitare rovinose cadute sulle scale di anziani dementi incustoditi in carrozzina.

Mentre le valutazioni multifattoriali seguite da interventi mirati si sono rivelate di limitata efficacia nel prevenire le cadute, l'approccio risultato più utile è stato quello della valutazione multidisciplinare e multifattoriale seguita da un piano assistenziale individuale (PAI) comprendente interventi specifici per i fattori di rischio identificati.

E' dimostrato che strategie di gestione mirate ai rischi rilevati riducono il verificarsi delle cadute dal 25 fino al 39% (NEJM 2003, 348: 2269). 
Gli interventi efficaci principali includono rivalutazione delle terapie farmacologiche all'essenziale, esercizi per l'equilibrio e la deambulazione, esercizi per il rafforzamento muscolare, valutazione della pressione arteriosa ortostatica, seguita da strategie per ridurre i casi di ipotensione ortostatica, modifiche dei fattori di rischio domestico e valutazioni e trattamenti medici cardiovascolari mirati.

L'accertamento delle circostanze inerenti alle cadute precedenti possono rivelare fattori precipitanti quali rischi ambientali, rischi associati con l'attività al momento della caduta e fattori di rischio personali acuti quali una malattia intercorrente o effetti collaterali di farmaci, che possono essere soggetti all'intervento.

Le persone affette da osteoporosi ad alto rischio di frattura vanno incontro a frattura nel 56% dei casi, specialmente a seguito di cadute accidentali (BIF 2004, 1: 42-3). 
Le fratture osteoporotiche sono sottostimate (Geriatrics 2001, 56/3: 28-32): circa il 12% delle donne oltre i 50 anni d'età ha subito una o più fratture vertebrali da osteoporosi (Osteoporosis International 1999, 9: 206). 
Pertanto è prudente fare sempre una radiografia in caso di caduta di anziani con osteoporosi, soprattutto se sono magri e quindi non protetti da un pannicolo adiposo abbondante (NEJM 2003, 348: 2269). 
Per la prevenzione secondaria delle fratture, i pazienti con osteoporosi possono essere trattati con farmaci efficaci quali raloxifene, ibandronato e teriparatide (J Bone Miner Res 2005, 20/1: 141-151 ; NEJM 2004, 350/12: 1189), a carico del SSN secondo le indicazioni cliniche riportate nella nota AIFA n.79. 
Gli studi epidemiologici dimostrano che la farmacoterapia dell'osteoporosi per la prevenzione delle recidive dopo una prima frattura è sottoutilizzata (Arch Intern Med 2003, 163: 2052-2057).
La supplementazione di vitamina D nelle donne in post-menopausa con osteoporosi è consigliabile in considerazione del frequente stato carenziale rilevato tra le donne osteoporotiche con frattura (Q J Med 2005, 98: 667-676).

Fonte: univadis.it